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Le crocchè

Commenti disabilitati su Le crocchè | Gennaio 23, 2016

LE CROCCHE'

INGREDIENTI:

1 Kg. di patate molto farinose,

sale e pepe q.b.,

prezzemolo tritato o menta q.b.,

olio d’oliva q.b.,

1 lt olio semi di girasole per la frittura

PREPARAZIONE:

Per preparare le crocchè palermitane, iniziate lavando e lessando le patate (meglio se intere con la buccia) in acqua salata, poi scolatele e lasciatele completamente raffreddare (potete cuocerle anche la sera prima). Pelate le patate e passatele al passaverdura avendo cura di ottenere una purea fine e senza grumi. Unite alla purea il sale, il pepe, il prezzemolo tritato ( o la menta) amalgamate per bene fino ad ottenere un composto omogeneo; ungetevi le mani con l’olio d’oliva e poi prelevate una piccola quantità di composto (dovrete ottenere una crocchetta delle dimensioni di un dito medio) e formate un cilindro di circa 5 cm, che poggerete su di un vassoio. Continuate così fino a terminare l’impasto. Friggete le crocchè in olio extravergine di oliva (oppure di arachide) a circa 175°-180°- Cominciate la frittura facendo una prova con una sola croccè: se dovesse aprirsi oppure assorbire troppo olio rimanendo molle all’interno dovrete aggiungere 2-3 cucchiai di farina, anche se la ricetta originale non lo prevede, poiché le friggitorie siciliane adoperano un tipo particolare di patate che non rendono necessaria questa aggiunta. Friggete quindi e servitele immediatamente.

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TRADIZIONI E CURIOSITA':

Le “crocchè, insieme alle “panelle” sono l’emblema della sicilianità. Un buon panino con le panelle e crocchè è il miglior spuntino da strada che si puo’ gustare a Palermo, in grado di oscurare qualsiasi “fast food” perché alla velocità del pasto unisce un sapore unico ed inconfondibile impossibile da trovare altrove. Le crocchè si ottengono, dalla purea di patate bollite , cui si aggiunge prezzemolo o mentuccia, sale e pepe. Con le mani umide si formano delle “crocchette” della lunghezza di circa 5/6 cm che si friggono in abbondante olio di semi fino a quando non risulteranno ambrate. In passato il panellaro aveva con un “carretto” sul quale era montata un “baracchino” di legno chiuso da tre lati al cui interno vi erano : un fornello in pietra lavica sul quale era posta una grande padella utilizzata per la frittura, un ripiano in cui si mettevano in mostra in piatti di allumino le panelle già fritte, un contenitore di latta con il coperchio bucherellato per il sale, usato in base al gusto del cliente. In un’angolo si potevano intravedere le “mafalde”, pagnotte dalla caratteristica forma di “serpentone” ricoperte di “cumino” e, appesi ad un gancio, i rettangoli di carta già tagliati a mo’ di tovagliolo.In seguito, il carretto è stato sostituito dall’altrettanto caratteristico “lapino” attrezzato per cuocere al momento le panelle e le crocchè crude con cui farcire, ancora calde, le più comode pagnotte rotonde.
In realtà panelle e crocchè sono inseparabili, e anche se nessuno vieta di comprare separatamente le une dagli altri, come si dice “non osi dividere…”sarebbe veramente un peccato non gustare entrambi “avvolti” all’interno di un accogliente e morbido panino. Ciò che rende vincente il connubio tra i due cibi è la loro apparente contraddizione dovuta alla materia prima di cui sono composti. Le crocchè, infatti, sono realizzate con la patata, che conferisce loro, sotto la croccante crosta una consistenza morbida e soffice, diversa dalla croccantezza della panella