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Timballo di pasta con le sarde

Commenti disabilitati su Timballo di pasta con le sarde | Dicembre 18, 2015

TIMBALLO DI PASTA CON LE SARDE

INGREDIENTI:

Pasta maccheroncino,
2 cipolle,
u
va passoline o uva sultanina,
p
inoli,
4 sarde salate,
f
inocchietti selvatici,
o
lio d’oliva,
z
afferano,
s
ale e pepe,
p
angrattato abbrustolito (mollica atturrata).

PREPARAZIONE:

Fare bollire i finocchietti puliti, a cottura ultimata tenerli da parte conservando l’acqua di cottura.
Soffriggere le cipolle tritate in olio d’oliva, aggiungere poi le sarde sotto sale, i pinoli e l’uvetta.
Incorporare i finocchietti tritati e le sarde pulite con cura.
Mescolare con un cucchiaio di legno avendo cura di sminuzzare le sarde. Aggiungere un po’ di acqua di cottura dei finocchietti e dopo circa quindici minuti aggiungere una bustina di zafferano sciolto in acqua tiepida per amalgamare la salsa, salare, pepare e lasciare riposare.
Fare cuocere la pasta nell’acqua di cottura dei finocchietti con l’altra bustina di zafferano (se occorre aggiungere altra acqua).
Scolare la pasta, amalgamarla con la salsa e servirla spolverando con il pangrattato abbrustolito.

La pasta con le sarde va mangiata tiepida ma è anche buona fredda. Golosissima anche la versione al forno con gli anellini, il procedimento è lo stesso ma quando la pasta è pronta infornare per dieci minuti a 180 gradi in una teglia, rivestendola completamente di pangrattato

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TRADIZIONI E CURIOSITÀ...

Prima di raccontarvi la storia della pasta con le sarde, vi ricordiamo che questo piatto (pasta chî sardi in siciliano, affettuosamente soprannominata a Palermo pasta ca’ munnizza) è inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. E’ un primo piatto classico della cucina siciliana, unico nella sua composizione, caratterizzato da un  connubio di sapori che creano un contrasto tra piccante e dolce, tipico della cucina siculo-araba.

La pasta con le sarde è un piatto stagionale perché si può preparare da marzo a settembre, cioè nell’unico periodo dell’anno in cui si trovano le sarde fresche al mercato ed è possibile raccogliere il finocchio selvatico nei campi.

La storia ci dice che questo piatto ha un’origine leggendaria che viene solitamente attribuita al cuoco del generale arabo Eufemio. In occasione del suo sbarco in Sicilia alla conquista dell’isola, si trovò in una condizione di stenti e fu costretto a sfamare le truppe arrangiandosi con quello che possedeva e con quello che la natura poteva offrirgli, ovvero pesce e finocchietti, con l’aggiunta fantasiosa di pinoli, passolina e zafferano. E’ probabile che l’abitudine di insaporire e aromatizzare il pesce con il finocchietto selvatico sia stata una tradizione già radicata in Sicilia a quel tempo e risalga ai Greci e ai Romani ma è pressoché certo che l’uso di uva passa, pinoli e zafferano sia di matrice araba.

Col passare degli anni, come tanti piatti della cucina mediterranea, questa ricetta è diventata il simbolo di chi ha sfamato per anni intere famiglie, portando in tavola un piatto preparato con pochi e poveri ingredienti: il finocchietto selvatico che in gran parte del mondo non viene neppure raccolto e le sarde che vengono usate solo per pescare altri pesci. La sarda, per povera che sia, a Palermo trova un sostituto ancora più povero nell’alaccia. Essa viene chiamata dai pescivendoli veru sarda, vera sarda, ha squame più dure da togliere ma è più leggera e meno oleosa della sarda.